Monachesimo e San Benedetto

 

 

 

 

 

Il monachesimo cristiano è sorto nei secoli III-IV in Oriente come un movimento dal basso, al seguito di grandi personalità come Antonio, Pacomio, Macario/Simeone, Basilio e di una miriade di personaggi meno noti, ma ugualmente decisi a vivere la radicalità del vangelo e della ricerca di Dio.

 

 

 

 

 

 

Nel IV-V secolo si diffonde nell’Occidente latino. Qui il mondo monastico sembra meno interessato a precetti di sapienza e di spiritualità che alla descrizione e fissazione dei modi di vita: nascono le regulae, o tradotte (Rufino traduce Basilio, Gerolamo traduce Pacomio) o redatte di prima mano (la regola di Agostino, le varie regole dei Padri).

La regula è un genere latino, consono al suo genio giuridico: in oriente il monachesimo continuerà per secoli a mantenere le sue forme libere e carismatiche, persino un po’ anarchiche.

 

 

 

 

 

 

Due secoli dopo, San Benedetto (forse 480-540) scrive la sua piccola regola per principianti  (RB 73,8), sintesi della spiritualità e degli ordinamenti monastici precedenti e trampolino di lancio per il grande sviluppo medievale. Egli vuole fondare una scuola per il servizio divino (RB, Prol 45) e vivere giorno per giorno ogni attività affinché in tutto sia glorificato Dio (RB 57,9), santificando il tempo e i luoghi con la preghiera, il lavoro, la comunione fraterna. Iniziando di lì, dopo aver salito la scala che dal timore di Dio attraverso l’umiltà porta alla carità perfetta (cfr. RB 7) i monaci saranno pronti a raggiungere le vette di sapienza e di dottrina (RB 73,9) che il vangelo ci propone, o forse, più semplicemente, a realizzare il disegno di Dio sulla propria vita: imparare ad essere figli dell’unico Padre e quindi fratelli.

 

 

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